LA RIABILITAZIONE DELLA MANO

La Riabilitazione della Mano è l’arte e la scienza della riabilitazione dell’arto superiore (spalla, gomito e mano). È diventata un ramo specialistico della Fisioterapia e della terapia occupazionale, nata dalla necessità di identificare uno specialista con le conoscenze e l’esperienza necessarie per gestire il difficile recupero di lesioni complesse della mano e  degli arti superiori. Con una serie di interventi terapeutici mirati e specifici aiuta i pazienti a tornare al loro più alto livello funzionale.

L’IMPORTANZA DELLA RIABILITAZIONE SPECIALISTICA

Il mondo della riabilitazione della mano mi affascinò fin dai tempi degli studi universitari in Fisioterapia. Quando mi si presentò, ormai più di dieci anni fa, l’occasione di collaborare con un importante chirurgo della mano, colsi al volo e con grande entusiasmo questa opportunità. Negli anni ho potuto acquisire, frequentando specifici corsi formativi ed effettuando tirocini presso i reparti di chirurgia e riabilitazione della mano più importanti in Italia, le competenze necessarie per gestire le più svariate patologie che colpiscono la mano. Questo percorso è culminato con la decisione di attestare le competenze acquisite ed acquisirne di nuove, frequentando il Master di I livello di chirurgia e riabilitazione della mano presso l’Università degli Studi di Milano. Questo Master è attualmente l’unico in Europa che identifichi adeguatamente la figura del Terapista della Mano Europeo con un percorso formativo sviluppato in un anno accademico e articolato in un totale di 16 settimane di intense sessioni didattiche e di tirocinio presso i reparti di riabilitazione della mano più importanti in Italia.

QUANDO RIVOLGERSI AD UN TERAPISTA DELLA MANO?

Tutte le volte che a causa di un danno anatomico, che può essere osseo, tendineo, legamentoso, muscolare, articolare o nervoso, la mano, ma anche il polso o il gomito, perde la sua funzionalità , è opportuno rivolgersi a un Terapista della Mano.

La supervisione immediata di un terapista della mano è raccomandata:
dopo qualsiasi intervento chirurgico, non solo quelli complessi. Questo consente di minimizzare fenomeni spiacevoli come gonfiore e aderenze cicatriziali che possono talvolta manifestarsi anche in seguito a semplici interventi.
Subito dopo il confezionamento di un gesso e alla sua rimozione dopo un periodo di immobilizzazione.
– In presenza di patologie infiammatorie, traumatiche o degenerative, tipo:

CHE COSA È E QUALI SONO I SINTOMI

La Sindrome del Tunnel Carpale  costituisce circa il 90% di tutte le neuropatie da intrappolamento ed è causata principalmente dalla compressione, da parte dei tendini flessori infiammati, del nervo mediano nel suo passaggio all’interno del canale carpale.  Colpisce prevalentemente il sesso femminile e l’unico esame attendibile per la sua diagnosi è una elettromiografia.

 

La sindrome del t. c. ha solitamente un esordio sintomatologico sfumato, prevalentemente notturno, e si manifesta con parestesie (sensazione di formicolio o addormentamento) alle prime tre dita e metà quarto dito, dolore al palmo ed al polso, debolezza della mano e riduzione della sensibilità alle prime tre dita.

QUAL’ È IL TRATTAMENTO?

Può essere Conservativo o Chirurgico

Il trattamento Conservativo è indicato solo nei primi stadi della patologia e prevede:

  • il confezionamento di un tutore su misura di riposo da portare durante la notte per almeno 2-3 mesi,
  • indicazioni di risparmio articolare con eventuale modifica di alcune abitudini professionali, l’applicazione di kinesiotape.

Il trattamento Chirurgico è indicato se il trattamento conservativo fallisce o negli stadi più avanzati della patologia. L’intervento chirurgico, che può essere eseguito tradizionalmente con apertura del campo operatorio o mediante endoscopia,  prevede la liberazione del nervo attraverso l’apertura del legamento anulare del polso. Dopo l’operazione è indicato l’incontro con un fisioterapista specializzato per apprendere semplici esercizi e accorgimenti che favoriscono la risoluzione dell’edema, il ripristino dei corretti scorrimenti tendinei e la cura della cicatrice.

 

CHE COSA È E QUALI SONO I SINTOMI

Il Morbo di De Quervain definita anche tenosinovite stenosante dei tendini del primo compartimento dorsale del carpo, è un’infiammazione di due  tendini del pollice (abduttore lungo ed estensore breve del pollice). Movimenti ripetuti e scorretti dl pollice e del polso sono considerati la principale causa della sua comparsa, determinando dolore e impotenza funzionale della mano. Colpisce prevalentemente il sesso femminile (in particolare le neo-mamme), con una maggiore incidenza tra i 35-55 anni di età.

Il Morbo di De Quervain si manifesta con un graduale aumento del dolore e gonfiore sul lato radiale del polso che tende a peggiorare soprattutto nei movimenti di abduzione del pollice, nelle prese e nella deviazione ulnare del polso.

QUAL’ È IL TRATTAMENTO?

Può essere Conservativo o Chirurgico

Il trattamento Conservativo è indicato agli esordi della patologia e nelle forme acute. Prevede:

  • il confezionamento di un tutore su misura di riposo da portare durante la notte per almeno 2-3 mesi,
  • un tutore funzionale da indossare durante le attività giornaliere,
  • indicazioni di risparmio articolare con eventuale modifica di alcune abitudini professionali,  l’applicazione di kinesiotape.

Il trattamento Chirurgico è indicato se il trattamento conservativo fallisce o nelle forme ormai cronicizzate. L’intervento chirurgico consiste nell’apertura del primo compartimento dorsale. Dopo l’operazione è indicato l’incontro con un fisioterapista specializzato per apprendere semplici esercizi e accorgimenti che favoriscono la risoluzione dell’edema, il ripristino dei corretti scorrimenti tendinei e la cura della cicatrice.

CHE COSA È E QUALI SONO I SINTOMI

Il Morbo di Dupuytren è una patologia cronica, progressiva, dovuta all’ispessimento e retrazione dell’aponeurosi palmare (tessuto fibroso posto tra la pelle e i tendini) che determina una flessione progressiva e permanente di una o più dita. Le cause della malattia rimangono ancora sconosciute ma colpisce prevalentemente il sesso maschile dopo i 50 anni di età con un’evoluzione lenta. La diagnosi è essenzialmente clinica e si base sul Table Test, cioè il paziente non è più in grado di appoggiare il palmo della mano su una superficie piana.

Il Morbo di Dupuytren non provoca dolore e si presenta sotto forma di uno o più noduli sul palmo della mano, con una maggiore frequenza alla base del IV e V dito.

QUAL’ È IL TRATTAMENTO?

Non esistono attualmente terapie conservative efficaci per il Morbo di Dupuytren.

Il Trattamento Chirurgico ha lo scopo di correggere l’atteggiamento in flessione delle dita e ripristinare una corretta funzionalità della mano. Possono essere utilizzate tecniche tradizionali (cordotomia e fasciotomia sottocutanea, dermofascectomia o cordotomia sottocutanea) o la più recente cordotomia enzimatica mediante iniezione di collagenasi. Qualunque operazione deve essere seguita, fin dal giorno successivo, da un corretto ed immediato percorso riabilitativo al fine di recuperare e mantenere un corretto movimento di flesso-estensione delle dita, e di trattare correttamente l’edema e la cicatrice. È inoltre importante confezionare un tutore in estensione che garantisca il mantenimento dell’estensione delle dita durante la notte per alcuni mesi.

CHE COSA È E QUALI SONO I SINTOMI

L’epicondilite é una tendinopatia inserzionale infiammatoria e/o degenerativa delle fibre tendinee di alcuni muscoli dell’avambraccio che s’inseriscono sull’epicondilo, prominenza ossea situata nella regione laterale del gomito. Causa dolore laterale al gomito, sull’epicondilo, e/o lungo il decorso dei muscoli interessati. Inizialmente il dolore compare solo dopo l’attività lavorativa e scompare spontaneamente dopo il riposo, negli ultimi stadi il dolore può divenire costante anche a riposo e di notte.

L’inserzione muscolare sull’epicondilo rappresenta senza dubbio l’origine più frequente dell’epicondilite ma anche altre strutture anatomiche circostanti ( muscolo supinatore breve, nervo interosseo posteriore, legamento anulare e menisco omero-radiale ) possono causare il dolore laterale del gomito.

L’Epicondilite, conosciuta più comunemente come Gomito del Tennista, si manifesta però anche in altri sportivi (golf e scherma). Tuttavia, non è una patologia esclusiva degli sportivi, ma colpisce frequentemente chiunque svolge una intensa attività manuale/lavorativa in cui si ha un’elevata sollecitazione dei muscoli epicondiloidei, ma anche chi esegue gesti poco intensi ma ripetitivi, come semplicemente scrivere, digitare su una tastiera, girare una chiave, guidare, ecc.. .

Per confermare la diagnosi ed escludere altre cause di dolore al gomito può essere utile effettuare un’ecografia o, in alcuni casi, una risonanza magnetica.

 

QUAL’ È IL TRATTAMENTO?

Il primo approccio è sicuramente il Trattamento Conservativo che prevede:

  • il confezionamento su misura di un tutore notturno di riposo,
  • un eventuale tutore funzionale da portare durante le attività giornaliere,
  • un programma riabilitativo specifico comprendente terapie fisiche (Tecar, laser, ecc.), l’applicazione di kinesiotape e indicazioni di risparmio articolare.

CHE COSA È E QUALI SONO I SINTOMI

L’epitrocleite é una tendinopatia inserzionale infiammatoria e/o degenerativa delle fibre tendinee di alcuni muscoli dell’avambraccio che originano sull’epitroclea, prominenza ossea situata nella regione mediale del gomito. Più comunemente conosciuta come Gomito del Golfista, si manifesta anche in altri sportivi (lanciatori nel baseball, boulder) ma è molto meno frequente dell’epicondilite (solo il 5% dei casi totali).

L’Epitrocleite si manifesta con dolore mediale al gomito, in corrispondenza dell’epitroclea, e/o lungo il decorso dei muscoli interessati. Inizialmente il dolore compare solo dopo l’attività lavorativa e scompare spontaneamente dopo il riposo, negli ultimi stadi il dolore può divenire costante anche a riposo e di notte.

QUAL’ È IL TRATTAMENTO?

Il primo approccio è sicuramente il Trattamento Conservativo che prevede:

  • il confezionamento su misura di un tutore notturno di riposo,
  • un eventuale tutore funzionale da portare durante le attività giornaliere,
  • un programma riabilitativo specifico comprendente terapie fisiche (Tecar, laser, ecc.), l’applicazione di kinesiotape e indicazioni di risparmio articolare.

CHE COSA È E QUALI SONO I SINTOMI

La Rizoartrosi è l’artrosi dell’articolazione trapezio-metacarpale che si trova alla base del pollice. Colpisce prevalentemente il sesso femminile e consiste nella degenerazione della cartilagine articolare che conduce ad un progressivo aumento del dolore alla base del pollice durante i movimento di presa e di pinza della mano. Con il progredire della patologia il dolore tende ad aumentare di intensità durante la quasi totalità dei movimenti effettuati con la mano e gradualmente inizia a manifestarsi anche quando l’articolazione è a riposo.

Con l’aggravarsi della malattia si viene a creare una tipica deformità ossea caratterizzata da un rigonfiamento alla base del pollice, seguito da un progressivo spostamento della base del pollice verso l’esterno che porta a limitazione funzionale e diminuzione della forza. Come fenomeno di compenso l’articolazione intermedia del pollice, la metacarpofalangea, si iperestende nel tentativo di consentire alla mano di afferrare oggetti più grossi e il pollice assume una deformità caratteristica definita “pollice a zeta”.

QUAL’ È IL TRATTAMENTO?

Agli esordi e nei primi stadi della patologia, il trattamento di elezione è quello Conservativo, e prevede:

  • il confezionamento su misura di un tutore notturno di riposo,
  • l’utilizzo di un piccolo tutore funzionale da portare durante le attività giornaliere,
  • un programma riabilitativo specifico comprendente terapie fisiche a scopo antalgico e antiinfiammatorio (Tecar, laser, ecc.), e indicazioni di risparmio articolare.

Negli stadi più avanzati e nelle forme più invalidanti e dolorose nelle quali la terapia conservativa è risultata inefficace, il Trattamento più indicato è quello Chirurgico. Al trattamento chirurgico deve seguire un corretto percorso riabilitativo finalizzato al recupero di un corretto schema motorio e di una buona funzionalità in assenza di dolore.

CHE COSA È E QUALI SONO I SINTOMI

Detta anche sindrome del canale cubitale è la seconda più comune neuropatia da compressione di un nervo periferico dopo la sindrome del tunnel carpale alla mano.

L’infiammazione del nervo a livello della doccia epitrocleo-olecranica del gomito è causata da movimenti ripetuti o posture prolungate del gomito in flessione o dal ripetuto “scivolamento” al di  fuori dal suo solco per un’insufficiente tenuta del “soffitto” del canale.

Solitamente la sintomatologia clinica si manifesta inizialmente con parestesie (sensazioni soggettive spontanee di formicolio, pizzicore, solletico ecc.) al 4° e 5° dito spesso sottovalutate dal paziente. Col progredire della sofferenza del nervo si manifesta una riduzione della sensibilità (ipoestesia) sul 4° e 5° dito, sulla parte ulnare del palmo e del dorso della mano, debolezza della presa e, in alcuni casi, dolore irradiato dal gomito verso la mano e/o la spalla. La positività di una elettromiografia  e del segno di Tinel al gomito confermano la diagnosi.

QUAL’ È IL TRATTAMENTO?

Agli esordi e nei primi stadi della patologia, il trattamento di elezione è quello Conservativo, e prevede:

  • il confezionamento su misura di un tutore notturno di riposo,
  • un programma riabilitativo specifico comprendente terapie fisiche a scopo antalgico e antiinfiammatorio (Tecar, laser, ecc.), indicazioni di risparmio articolare e l’applicazione di kinesiotape.

Negli stadi più avanzati, con compressione grave e prolungata nel tempo e se la terapia conservativa fallisce, il Trattamento più indicato è quello Chirurgico. Al trattamento chirurgico deve seguire un corretto percorso riabilitativo finalizzato al trattamento precoce dell’edema e della cicatrice, al ripristino di una corretta sensibilità e al recupero della forza muscolare.

CHE COSA È E QUALI SONO I SINTOMI

Definito anche tenosinovite stenosante, è una infiammazione dei tendini flessori delle dita. I tendini scorrono all’interno di un canale osteo-fibroso che presenta in alcuni punti degli ispessimenti chiamati pulegge di riflessione che permettono al tendine di piegare le dita a livello delle articolazioni. Quando un tendine si infiamma, l’aumento di volume ne causa difficoltà di scorrimento a livello dell’imbocco della puleggia. Il ripetersi di questo frizionamento, determina il progredire dell’infiammazione e la formazione di un nodulo alla base delle dita, il cui passaggio al di sotto della puleggia può avvenire repentinamente con il classico “scatto”. Il “dito a scatto” compare il più delle volte spontaneamente, senza causa apparente. L’età più colpita risulta essere tra i 40 e i 60 anni.

I pazienti riferiscono solitamente dolore e difficoltà nel muovere il dito. Presentano inoltre dolore localizzato alla base del dito interessato, un nodulo tendineo palpabile e lo scatto nei movimenti di flesso-estensione del dito, specie al mattino al risveglio. Spesso i pazienti riferiscono erroneamente di percepire lo scatto a livello della articolazione interfalangea prossimale delle dita o della interfalangea del pollice ma non sono queste le sedi del problema. Il dito a scatto colpisce preferibilmente il pollice, il medio e l’anulare ma a volte anche l’indice e il mignolo. In uno stadio avanzato il dito può rimanere bloccato in estensione o flessione.

QUAL’ È IL TRATTAMENTO?

Agli esordi e nei primi stadi della patologia, il trattamento di elezione è quello Conservativo, e prevede:

  • il confezionamento su misura di un tutore notturno di riposo,
  • l’utilizzo di un piccolotutore funzionale da portare durante le attività giornaliere,
  • un programma riabilitativo specifico comprendente terapie fisiche a scopo antalgico e antiinfiammatorio (Tecar, laser, ecc.), indicazioni di risparmio articolare e l’applicazione di kinesiotape.

Negli stadi più avanzati e se la terapia conservativa fallisce, il Trattamento più indicato è quello Chirurgico. L’intervento chirurgico consente, tramite una piccola incisione alla base del dito, di “liberare” il tendine mediante la sezione della puleggia.  Al trattamento chirurgico deve seguire un corretto percorso riabilitativo finalizzato al trattamento precoce dell’edema e della cicatrice, e al ripristino di un corretto scorrimento del tendine.

CHE COSA È E QUALI SONO I SINTOMI

La lesione sottocutanea del tendine estensore, spesso causata da una improvvisa flessione della falange distale, determina la permanenza in flessione della punta del dito nel tipico atteggiamento definito Dito a martello. Nella vita quotidiana spesso avviene con semplici attività tipo rimboccare le lenzuola mentre nello sportivo, il trauma avviene più comunemente per un impatto con la palla (rugby, pallavolo basket). La lesione sottocutanea può avvenire per rottura del tendine o per la sua disinserzione, con avulsione di un piccolo frammento osseo, dalla base della falange distale.

La lesione del tendine è solitamente dolorosa solo nei primi istanti. Poi l’articolazione interfalangea distale diviene gonfia e arrossata e, il paziente, si accorge dell’impossibilità di estendere attivamente la punta del dito, che rimane atteggiata in flessione.

QUAL’ È IL TRATTAMENTO?

in caso di esclusiva lesione tendinea, il trattamento più idoneo è quello Conservativo e prevede:

  • un tutore digitale con un particolare bendaggio per mantenere l’estensione della punta del dito per 6 settimane. La supervisione di un fisioterapista specializzato, consente di rimuovere e di riconfezionare settimanalmente il tutore digitale e il bendaggio per l’igiene del dito. Le lesioni di “vecchia data” hanno una possibilità di guarigione inferiore ma, fino a 6 mesi dell’evento, è possibile tentare il trattamento conservativo.

In caso di lesione con avulsione ossea e in base al grado di scomposizione può essere, invece, indicato il trattamento chirurgico.

Alla fine sia del trattamento conservativo che di quello chirurgico, è fondamentale effettuare uno specifico percorso riabilitativo al fine di recuperare la flessione completa del dito, senza creare “allungamenti patologici” del tendine.